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Types of Accommodation in Florence
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Il piano del Poggi - Firenze in Toscana
Nei primi anni successivi all'annessione della Toscana al regno d'Italia non mancano anche provvedimenti intesi a migliorare l'assetto urbano. Nella sostanza e nella forma essi appaiono la logica continuazione degli interventi granducali della prima metà del secolo.
Secondo la legge sul primo censimento della popolazione del 13 dicembre 1861 ogni strada deve avere un solo nome per tutta la sua lunghezza, e non da canto a canto.
Nel 1860-61 viene allargato l'ultimo tratto di via dell'Oriuolo (già via Buia) per "facilitare il traffico [e] offrire agli ammiratori una più bella vista della Torre di Giotto e della Cupola del Brunelleschi" ; viene prolungata via Nazionale per collegare piazza Indipendenza, centro del quartiere di Barbano, con la stazione ferroviaria di S. Maria Novella . A monte del Ponte Vecchio, si 'nobilita' il lungarno distruggendo il grande tiratoio per costruire un blocco rigido destinato alla Borsa delle merci, terminato nel 1860, "il cui estraneo disegno rompe l'ascesa prospettica dell'Arno verso la torre di Arnolfo, alterando la scala de rapporti con gli stessi Uffizi" (E. Detti, 1970) . Nel 1862 l'amministrazione municipale lancia un prestito obbligazionario per poter iniziare la realizzazione del quartiere del Maglio, e provvedere all'allargamento delle strade di maggior 'traffico'. In quegli anni si allargano le vie Cerretani e Panzani per migliorare il collegamento tra piazza del Duomo e la stazione ferroviaria. Come già per via Calzaioli, ai moduli seriali dell'edilizia medioevale si sostituiscono ampi blocchi di paramento. Vengono allargate la via Strozzi, e la via Tornabuoni nel tratto tra piazza Antinori e la via Strozzi stessa, arretrando la facciata del palazzo Corsi-Salviati e spostando la loggetta Tornaquinci (1862-64), secondo il disegno dell'architetto Telemaco Buonaiuti. All'inizio del XIV secolo Firenze aveva circa centomila abitanti; nel 1865, dopo cinque secoli e mezzo, quando diviene capitale, ne conta centocinquantamila.
L'annessione della Toscana al regno d'Italia e la decisione, subito dopo, di portare a Firenze la capitale, significa per la città e per la regione un trauma profondo. L'immissione nel ritmo della vita economica italiana, le nuove concentrazioni di attività, le esigenze funzionali conseguenti al nuovo ruolo di capitale incidono profondamente.
I problemi posti dalla nuova situazione politica trovano una soluzione nell'opera della classe dirigente cittadina che dimostra di sapersi assumere l'onere e la gestione delle trasformazioni imposte dal trasferimento della capitale a Firenze.
La città, dove già il problema degli alloggi era grave, deve accogliere circa quindici-ventimila persone che costituiscono i quadri del nuovo governo italiano. Il prezzo degli affitti aumenta e per provvedere alle famiglie più bisognose la Società Edificatrice di Case Operaie costruisce tremila stanze. Sempre per fronteggiare le necessità della parte più povera della popolazione, il Municipio ricorre alla costruzione (1866) di case prefabbricate provvisorie in ferro e legno nelle aree della fascia intorno ai viali, a porta alla Croce e al Pignone fuori la porta S. Frediano. Le funzioni governative della capitale trovano sede nei grandi contenitori del centro antico.
Sempre per rispondere alle esigenze dell'arrivo della capitale in soli due mesi l’architetto Giuseppe Poggi presenta il progetto "di massima per l'ampliamento" urbano, commisurato alla previsione di cinquantamila nuovi abitanti. In questo piano ci sono tutte le premesse dei successivi cinquant'anni della storia urbana di Firenze. Poggi vi inserisce i quartieri del Maglio e della Mattonaia e gli allargamenti stradali già previsti dall'Ufficio d'Arte del Comune sull'esempio dei primi sventramenti in periodo granducale, e il progetto, anch'esso precedente, dell'architetto Del Sarto, per la ristrutturazione del nucleo antico del centro intorno al Mercato Vecchio, che prevede tra l'altro un grande bazar con gallerie coperte a vetro tra le vie Calimala, Pellicceria, Porta Rossa e l'Arcivescovado. Al Poggi spettano invece le scelte per la fascia adiacente allo 'stradone' delle mura; l'idea di un Campo di Marte di là d'Arno (poi previsto a est nella posizione attuale, in una seconda redazione del piano), di fronte alle Cascine, con le quali si prevede di collegarlo mediante un ponte in asse con il piazzale del Re; la nuova soluzione delle linee ferroviarie (abbandonata nella seconda redazione). L'aumento della popolazione richiede il reperimento immediato e una previsione lungimirante di ampie aree di espansione. La prima conseguenza è l'abbattimento delle mura di qua d'Arno per realizzare sul loro tracciato, fondendo le due strade esterna e interna alle mura, il collegamento tra la città antica e le nuove espansioni .
L'abbattimento delle mura rende necessario provvedere ad una nuova cinta daziaria che divide il territorio comunale in due parti: comune chiuso e comune aperto. Delle 29 barriere rimane ancora oggi qualche resto in piazza Vasari presso il ponte al Pino e in piazza Alberti. Nel 1910-11, quando il Comune verrà ulteriormente ingrandito, la cinta daziaria sarà definita secondo un nuovo perimetro di trentatré chilometri, con trentuno barriere. Il principale impianto architettonico del piano redatto da Poggi, e quello in cui egli concentra il maggiore impegno, sono i viali con le piazze e con le rampe del piazzale Michelangelo, nel disegno dei quali egli ha evidentemente presenti gli esempi di Parigi e del Ring di Vienna.
I lavori di demolizione delle mura, iniziati nel 1865, vengono ultimati nel 1869. Con la scomparsa delle mura la città perde un elemento fondamentale della sua definizione strutturale, funzionale e formale. Cade la distinzione - e anche la reciproca definizione-qualificazione - di un dentro e di un fuori e inizia anche per Firenze la storia di nuovi rapporti tra un centro e una periferia. Il fatto più rilevante del piano è proprio l'evidente concezione dell'espansione urbana come scacchiera indifferenziata e puramente residenziale. Sono chiaramente le conseguenze di quel fenomeno di selezione e disintegrazione delle funzioni già avviato con i primi quartieri borghesi all'inizio del secolo. Alla presenza figurativa delle strutture verticali delle mura fronteggianti il disegno orizzontale della campagna si sostituisce la sezione alberata dei viali di circonvallazione interposta tra i riempimenti interni all'antico perimetro e le nuove espansioni esterne lungo tutto il circuito. I viali di Poggi tentano di trovare una qualificazione nelle lunghe prospettive puntate verso le monumentali volumetrie delle antiche porte isolate sulle spianate delle nuove piazze: "I nuovi viali del sindaco Peruzzi, potremmo dire, sono arrivati ma non vanno: e d'altronde, questo non sarebbe stato strettamente necessario dal punto di vista estetico. Parte dell'intrinseca amabilità di Firenze, del suo genio nel farvi apprezzare senza sforzo tutto ciò che in qualsiasi forma le appartenga, si rivela nell'aver già riversato la sua grazia sul loro intonaco ancora umido. Sistemazioni moderne come piazza d'Azeglio e il viale della Principessa Margherita piacciono non poco, credo (per quello che sono!), e anzi, in certa misura - per una sorta di privilegio del luogo - piacciono semplicemente perché sono fiorentini. Le luci del pomeriggio, posandovisi, sembrano ringraziarli perché non sono peggio: e i loro panorami, quando guardano le colline, sono generosi. Vi portano fino a queste mirabili elevazioni che da ogni lato sovrastano Firenze; e se in primo piano lascia alquanto perplessi lo stradone bianco, punteggiato qua e là da un poliziotto o da una governante, basta alzare gli occhi per vedere Fiesole, sull'ampia altura, volgere al viola per effetto del tramonto dalla parte opposta" (H. James, 1873).
Una delle realizzazioni più interessanti resta forse la piazza Cavour (fig. 19).
Secondo i progetti di Poggi, il viale dei Colli avrebbe dovuto continuare oltre porta Romana, sulle colline di Bellosguardo fino al Pignone, per poi raggiungere, di qua d'Arno, le Cascine. Il piazzale Michelangelo, tanto celebrato, sembra invece opera non del tutto felice, al di là dell'offerta al pubblico di una ampia terrazza panoramica. Nella scelta della sua ubicazione e nella sua qualificazione, i risultati del gusto romantico per le lunghe visuali e per un panorama della città nella distanza sono del tutto estranei e incongruenti rispetto alle caratteristiche strutturali della città di Arnolfo e di Brunelleschi. Il concetto stesso di panorama era estraneo a Firenze e si diffonde soltanto dopo la creazione del piazzale Michelangelo . La Loggia-Caffè (1873) è incongruente con la stupenda mole del San Salvatore, e la mastodontica scalinata sotto San Miniato è del tutto ingiustificata. L'aspetto positivo dell'opera del Poggi sta nell'avere saputo interpretare e coordinare le forze in gioco e nell'aver così saputo realizzare rapidamente interventi grandiosi, in particolare appunto i viali, che restano, malgrado tutto, le uniche opere pianificate e realizzate nella storia moderna dello sviluppo urbano di Firenze.
Quanto alle opere architettoniche del Poggi all'interno della città antica, prevalgono i rifacimenti interni e le ristrutturazioni rispetto alle opere ex novo. Esse sono caratterizzate dall’abile risoluzione delle forme neoclassiche in un gusto manieristico che si rifà alle forme del Cinquecento fiorentino. Nella villa Favard, ad esempio, è chiaro il riferimento al palazzo Pandolfini di Raffaello.
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