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Types of Accommodation in Florence
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Hotel Casci 2 Star Hotel in Florence Tuscany, Italy
Small family hotel right in the heart of Florence, located in an ancient palace only 150 yards away from... |
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Apartments Florence: Suite 5 (Via Palazzuolo, 50 Int.2) Apartment in Florence Tuscany, Italy
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Suite 19 (Via Dell' Albero, 16 Int.1) Apartment in Florence Tuscany, Italy
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La diffusione dell'architettura neoclassica - Firenze in Toscana
A cavallo tra Settecento e Ottocento la politica internazionale coinvolge inevitabilmente la Toscana e Ferdinando III di Lorena non può impedire l'occupazione del Granducato da parte dell'esercito napoleonico, la quale dura, con diversi cambiamenti di forma, dal 1799 al 1814. Durante l'occupazione francese vengono migliorate la legislazione e l'organizzazione amministrativa, e promosse importanti opere pubbliche nel territorio toscano, come l'ampliamento della rete stradale (Val Tiberina ecc.) o l'organizzazione del sistema ospedaliero. Nel 1808 si ordina la soppressione degli ordini religiosi incorporando i beni nel patrimonio dello Stato che viene così a disporre di vaste aree e strutture.
La granduchessa Elisa si circonda di artisti quali Antonio Canova, Lorenzo Bartolini, Giuseppe Cacialli, Pietro Benvenuti. L'architetto Giuseppe Del Rosso e gli ingegneri Paolo Veraci e Salvatore Falleri approntano grandiosi progetti di riorganizzazione urbana. Del Rosso (1760-1831), figlio di Zanobi, si distingue tra i giovani architetti che tentano di impostare, anche sul piano teorico, una problematica riferita direttamente alla cultura illuminista francese. La sua attività complessa di storiografo, critico, docente, ha un ruolo molto importante nell'orientare la cultura del momento, attraverso l'ascendenza sugli allievi, anche se la Restaurazione interrompe il processo da lui avviato, segnando un ritorno all'accademismo. È Del Rosso a studiare i grandiosi progetti di un Foro napoleonico (1810) e del riordinamento del centro. La realizzazione del Foro, che avrebbe occupato l'area tra le mura, via Larga, via S. Sebastiano (attuale via Gino Capponi) e il prolungamento di via del Mandorlo (attuale via G. Giusti), avrebbe comportato la demolizione dei conventi di San Domenico al Maglio, di Santa Caterina, di San Clemente, di Santa Lucia e l'occupazione degli orti e dei poderi di San Marco e dell'Annunziata. Il Foro avrebbe dovuto servire "di ameno passeggio ai cittadini, ad ogni sorta di spettacoli e agli esercizi militari", con al centro un colossale monumento a Napoleone. E' significativo che questi grandiosi progetti siano respinti da Parigi come troppo onerosi per una città priva di attrezzature ben più necessarie. Sempre Del Rosso elabora i progetti per l'allargamento di via Calzaiuoli (1811) e poi per l'ingrandimento di piazza del Battistero dalla parte dell'Arcivescovado, che verrà realizzato più tardi, alla fine del secolo, nel 'riordinamento' del centro e prevede un porticato continuo "ad uso di mercato per la frutta, le erbe e gli ortaggi" sui lati ovest e sud. Negli stessi anni si programmano l'allargamento di via Martelli, la rettifica del lato sud di piazza del Duomo, l'allargamento di piazza della Signoria fino al Mercato Nuovo, l'apertura dell'attuale via XXVII aprile e il prolungamento del lungarno dal ponte alla Carraia fino alla porticciola d'Ognissanti. Alcuni di questi progetti saranno ripresi durante la Restaurazione lorenese. Nelle opere realizzate da Del Rosso tra 1812 e 1817, dal Liceo Regio in Borgo Pinti al teatro Goldoni in via Santa Marta, le felici variazioni manieristiche del linguaggio architettonico sono il risultato del risolversi della tradizione disegnativa in una versione originale dei principi della poetica neoclassica, quali il rifiuto degli ornamenti, le eleganti scansioni delle superfici lisce e prevalentemente piene e la ricerca della semplicità delle proporzioni. Nel 1810, al posto del secolarizzato convento di S. Orsola, Bartolomeo Silvestri realizza la Manifattura Tabacchi di via Guelfa, uno dei primi esempi di edifici industriali nel contesto urbano.
Durante la dominazione francese, nel 1813, all'Accademia di Belle Arti vengono annessi la Galleria e il Conservatorio di musica. Nel 1859 l'organizzazione dell'Accademia verrà modernizzata. Elisa arreda sontuosamente palazzo Pitti trasformandone la qualificazione ambientale secondo lo 'stile impero'. Mobili ed oggetti fatti venire da Parigi influiscono sul gusto della produzione locale, ad esempio quella della manifattura di Doccia, o degli alabastri di Volterra. Con provvedimento che deve essere riferito ad iniziative simili in altre città (come Lucca), in una visione veramente moderna, che conferisce una nuova dimensione alla funzione e alla concezione delle aree di verde pubblico, Elisa trasforma in parco pubblico le Cascine granducali, sino ad allora aperte ai fiorentini soltanto nella tradizionale festività dell'Ascensione o per occasioni particolari, e d'ora in poi luogo deputato al quotidiano passeggio. Le Cascine sono anche il luogo delle esercitazioni militari, che nei giorni di rivista richiamano grande folla. Giuseppe Cacialli (1770-1828), architetto delle Regie Fabbriche, realizza alcune sistemazioni interne di palazzo Pitti e porta avanti la costruzione dell'ala della Meridiana iniziata da Gasparo Paoletti, suo maestro. Cacialli completa anche la costruzione della villa del Poggio Imperiale (1807-28), iniziata da Pasquale Poccianti nel periodo della dominazione francese. Fra le opere più valide di Cacialli sono da annoverarsi alcune soluzioni ambientali di spazi interni (il bagnetto di palazzo Pitti, la cappella e la loggia della villa di Poggio Imperiale, il palazzo dei conti della Gherardesca, suoi protettori).
Nella architettura neoclassica a Firenze il riferimento agli antichi è quasi sempre filtrato attraverso la tradizione locale rinascimentale.
Cacialli e Poccianti sono stati tra i pochi architetti del periodo che non si siano recati a Roma per studiare i monumenti antichi. Nel 1821, in tempi brevissimi, per il principe Camillo Aldobrandini, dal ramo romano della famiglia Borghese, viene costruito il palazzo sulla via Ghibellina (fig. 26). Le strutture preesistenti, risultato dei successivi interventi - dalla riunificazione di antichissime unità edilizie, voluta dai Salviati nella seconda metà del XV secolo alla trasformazione operata da Gherardo Silvani ai primi del XVII secolo - vengono in parte inserite dal Baccani nella nuova soluzione edilizia. La notevole mole dell'edificio, che occupa un intero isolato, è ideata con una impostazione simmetrica delle parti che riesce tuttavia a risolvere le particolari condizioni di visione nel contesto della stretta via Ghibellina, attraverso l'abile distinzione, nel disegno generale della lunghissima facciata, di parti di dimensioni minori nettamente individuate in se stesse. Il fiorentino Giuseppe Manetti (1761-1817), dopo aver studiato architettura a Roma, al suo ritorno in patria, ancora giovanissimo, è incaricato dal principe di curare le fabbriche dell'Opera del Duomo e di altri pubblici edifici; inoltre insegna all'Accademia fiorentina. E' poi ingegnere nell'ufficio dei ponti e strade sotto il governo francese, e primo architetto delle Reali Fabbriche dopo la Restaurazione. Più tardi progetterà, tra l’altro, la trasformazione del Ponte Vecchio in galleria coperta sul modello dei passages parigini.
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